LA DEA ISHTAR

Ishtar era una delle più potenti divinità del pantheon assiro: per alcuni figlia di Sin e per altri di Anu. Coloro che la ritengono progenie di Sin le attribuiscono doti di dea guerriera; mentre chi la ritiene figlia di Anu la interpreta come dea dell’amore.

Nei panni di dea della guerra, Ishtar veniva sempre raffigurata con un arco fra le mani e su un cocchio trainato da sette terribili leoni. Era nota come “Signora delle Battaglie”. Ma anche nel ruolo di dea dell’amore e della voluttà non risultava tanto più docile, poiché ogni volta che veniva contrariata sfoderava una violenta irritabilità.

Narra il mito che da giovane Ishtar si innamorò di Tammuz, il dio dei raccolti, il quale trovò la morte proprio a causa della sua passione per lei. Distrutta dal rimorso, Ishtar era allora discesa agli Inferi, nella speranza di poter riportare alla vita il suo amante. Al cospetto dei sette recinti che doveva superare per giungere da lui, ad ogni passaggio la dea doveva privarsi di un indumento. Ma una volta arrivata a destinazione era stata fatta prigioniera, con grave nocumento per il mondo che viveva in superficie. Infatti, per tutto il tempo della forzata prigionia, sulla Terra non si accoppiò più nessuno e questo portò una grande desolazione dappertutto, e anche nei Cieli c’era grande afflizione.

Alla fine, Sin, il padre della dea, chiesto aiuto di Ea decise di andare a liberarla. Fu così che Ereshkigal, la regina del mondo sotterraneo, in virtù e per forza di un incantesimo perpetrato da Ea, fu costretta a liberare l’illustre prigioniera. Ishtar venne spruzzata con l’acqua della vita e, recuperati tutti gli indumenti man mano che superava nuovamente i sette recinti, le fu concesso di tornare libera.

Sofia Ayla

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